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venerdì 25 novembre 2011

Ilpostdelvenerdì: Getting Ready for CSS

Io e i Cansei de Ser Sexy abbiamo un passato. Certo non è un passato lungo e non è un passato passato da molto perché, né io, né loro, ce lo possiamo permettere, anagraficamente parlando.
Nel 2006 quando è uscito Donkey dormivo un letargo musicale che mi teneva lontano da qualsiasi stimolo minimamente poppeggiante. A 2 anni di distanza ero un synth-electro-pop tossicomane all'ultimo stadio. A quell'epoca risale l'idillio con Donkey e, in differita, con CSS. Qualche mese dopo anche mia nonna canticchiava Poker Face e nulla sarebbe stato uguale a prima...o anche no.
Quanto sopra per spiegare tutte le giuggiole andate in brodo quando ho saputo che i CSS sarebbero passati per Bologna; stasera all'Estragon, 15 carte. Come si fa a non amare un gruppo con un nome così, con quei suoni synth così cheap  e delle T-shirt ancora più cheap:                                             ?
Arriverò un po' impreparato all'appuntamento di stasera: ho sentito qualcosina dell'ultima uscita - La Liberaciòn (L'accento va dall'altra parte ovvero Una laurea in lingue buttata nel cesso) - soltanto dai video più o meno tarocchi di Youtube e non mi pare che Lovefoxxx & Co. possano raggiungere le vette artistiche di Meeting Paris Hilton:
I, I went to the bitch - the bitch was so hot
She came to me and said:
"Do you like the bitch, bitch?"
I said back - I wanna take you home, bitch
Cause I wanna treat you good, bitch
What do you think of it, bitch?
The bitch said yeah
(The bitch said yeah)
The bitch said yeah yeah yeah yeah yeah
The bitch said yeah
(The bitch said yeah)
The bitch said oh yeah! hell yeah! damn yeah!
Sublime.
Di sicuro stasera i piatti forti saranno paranza di neuroni e chiappe danzanti alla griglia. Nel frattempo, per ingannare l'attesa, mi faccio una torta con la ricetta della Lovefoxxx: http://www.mediafire.com/?rv7ar7ne2phnx43. La ricetta c'è davvero,  insieme a un mixtape sul tema Svarioni in cucina, come è vero - stento a crederlo - che i CSS hanno riesumato  Bobby Gillespie (ex The Jesus and the Mary Chain, ex Primal Scream). Il risultato di questa seduta spiritica finita male te lo regalano e te lo mandano per email se hai abbastanza fegato:



Qui la Lovefoxxx in tutto il suo bitch-spledore :

Let's Make Love and Listen to Death from Above. Amen.

domenica 20 novembre 2011

Fleet Foxes Live

Metti una sera invernale dove finisce la città e comincia quel mare sporco, lattiginoso e macchiato di luci che si chiama Pianura Padana. Metti un posto qualsiasi con i suoi angoli bui, la sua gente e i suoi odori. Entraci. In fondo ci sono i Fleet Foxes sul palco. E' presto. Non è l'ora per un concerto; è più l'ora per una storia della buona notte. E infatti, quando i Fleet Foxes attaccano, comincia un viaggio attraverso un mondo magico e misterioso. La loro musica è una pastorale che canta la nostaglia per una terra senza luogo (one day at Innisfree...) e senza tempo (il 2011? L'Anno Mille? La Grande Depressione?). Stai lì a guardare e a ascoltare...ssshhh...senza parlare per non rompere l'incantesimo. Quando Robin Pecknold -- solo sul palco -- presenta un pezzo nuovo -- I Let You, il pubblico spontaneamente gli dedica un'attenzione religiosa.
Semplici e potenti.
Ho aspettato fino alla fine Montezuma ma non è mai arrivata. Hanno chiuso invece con Helplessness Blues: “Someday I will be like the man on the screen”. No. Spero proprio che i Fleet Foxes non diventino mai come tanti men on the screen che si vedono in giro; sono troppo belli così.

lunedì 7 novembre 2011

Apparat Live


Non è per dovere di cronaca (quello non sono tenuto a assolverlo perché nessuno mi paga) ma perché sinceramente penso che Apparat (+ Band) se le merita 2 righe dopo il concerto di ieri.
Avevo già delirato su Sascha Ring e il suo Devil's Walk qui e ici. Le buone sensazioni che mi avevano trasmesso il disco e il cambio di pelle di Apparat – dalla consolle alla chitarra, dall'elettronica all'indie – sono state confermate in pieno dalla performance live. Apparat ha messo su una band “seria” e si sente. Grande coesione, un indie rock con un forte influsso elettronico (ma va?!) pulito, solido e originale al quale la voce di Ring aggiunge il giusto tocco di personalità e ne esalta la vena malinconica.
La cosa più bella di ieri sera: il piccolo folletto berlinese suona e si diverte e la sua serenità e positività sono contagiose. Voglio dire...se non vi è mai capitato di andare a sentire il concerto di qualcuno che magari stimate ma che suona tutto il tempo con un muso lungo come una Quaresima, si fa i cazzi suoi e non si caca di striscio il pubblico, beh bella per voi; a me è successo più di una volta ma non ieri sera. A conferma della passione che Apparat ci mette, il finale di concerto con le rese elettriche di un paio di pezzi di Walls regalate di cuore e assolutamente ben accolte.
La canzone preferita (per me): Candil De La Calle

La canzone preferita di Apparat (a sua detta): Black Water


Qui c'è una recensione (ovviamente molto meno fica della mia...scherzo Rock Shock...) del concerto di Apparat a Roma della scorsa settimana. La segnalo per le fotografie che danno un'idea dell'allestimento del palco a proposito del quale devo confessare: le romantiche lucine gialle su di me hanno avuto effetto, forse perchè mi hanno ricordato le candele dell'Unplugged dei Nirvana.
Qui c'è la recensione di Pitchfork su Devil's Walk che non condividevo quasi per nulla un mese fa e che ora, dopo il concerto, condivido ancora meno...forse dovrei smettere di leggerle...
6.6? Un po' pochino forse...
9.1 a M83? Andiamo!
...No no no, davvero, penso che Hurry Up, We're Dreaming sia fichissimo...è solo che...va beh, lasciamo stare...

martedì 4 ottobre 2011

RoBbot Week: il gran finale



Su internet non c'è né spazio né tempo per riflettere: se succede qualcosa devi vomitarla tutta subito altrimenti a te passa la voglia di raccontarla dopo 48 ore mentre quei 4 che leggono il tuo blog si sono rotti le palle già dopo 24. Così, anziché sparare minchiate su tutta una serie di illuminazioni musicali e esistenziali della scorsa settimana come avrei voluto fare, salto subito alla fine.

Briciola 2 Gran polpetta avvelenata finale: roBOt festival 4, serata di chiusura


Il (nuovo) Link è una macchina da guerra pensata per questo genere di eventi: megacapannone, un unico ambiente e un unico bar che si trasforma ben presto in un tritacarne (sì, c'è anche una specie di soppalco ma non è sfruttato per un cazzo e dopo una certa diventa un luogo triste triste per chi gli scappa da limonare duro o da dormire, per non dire altro). Sabato scorso l'hangar era pieno neanche dovesse arrivare l'Anticristo in persona e nel complesso direi che si respirava una delirante quanto gioiosa atmosfera: tutti mediamente fuori come culi, tutti presi mediamente bene, senza marcioni che nella propria fattanza sentissero il bisogno irrefrenabile di rompere i coglioni al prossimo travasando sull'altro la propria negatività traboccante...non capita spesso...quindi gran seratone, niente da dire tranne...tranne la musica ma questa è un'opinione personale e credo assolutamente minoritaria tra gli avventori della serata di sabato.
Ora, non vorrei passare per quello che sputa nel piatto dove sballa e se vi chiedete chi era quel deficiente esaltato attaccato alla transenna sotto il palco...beh smettete di chiedervelo, tanto c'eravamo tutti e tutte sotto quella consolle. Non posso però fare a meno di denunciare, ex post, una certa povertà di concetti e una certa freddezza nella tech-house da superclub. Certo che già lo sapevo. Sabato però ne ho avuto la conferma lampante.
La storia è questa: chi come il sottoscritto ha gettato alle ortiche tutti, o quasi, i voucher formativi che la vita offre spendendoli in party illegali si ritrova in una serata come quella di sabato a provare un certo imbarazzo. La prima cosa che fai è fiondarti a cercare invano un cassone al quale aggrapparti invece...prodigio: la musica c'è ma non si vede! Cerchi di riprenderti dalla figura di merda che hai fatto con te stesso (e non solo) e provi a essere cool ma ben presto ti rendi conto che quel basso tondo tondo – obeso – non è proprio la pappa alla quale sei stato abituato. Intendiamoci, non sono troppo schizzinoso: bastano un paio di consumazioni per farmi andare giù anche la Macarena (c'era proprio bisogno di questo link?) se ho intenzione di divertirmi. Così mi ritrovo ben presto a dimenarmi neanche fossi il capro sacro a Dioniso al cospetto di mostri ancora più sacri della techno, gente che fino a ieri – ma anche oggi – per me potrebbero essere i cugini bastardi di tua zia. Da Seth Troxler, almeno all'inizio del set, ho sentito un paio di passaggi un po' più breakkati e un po' di glitch qua e là ma per il resto la ricetta è sempre quella – semplice ma efficace – da 30 anni a questa parte, da Detroit a Berlino passando per Ibiza: accompagnare l'ascoltatore in alto lungo vortici di suoni psichedelici più o meno vertiginosi per poi lanciarlo nel vuoto del bassone obeso e tamarro testé menzionato. Boom boom boom, tutti contenti fino all'alba in compagnia di quel mattacchione di Tobi Neumann.
Quando esco alle 7 di mattina non sono affatto sicuro di sapere su quale pianeta mi trovo. Mi guardo intorno e vedo pupille ancora grandi come quelle degli alieni  di Area 51 (il primo link dovrebbe far ridere, il secondo è per fare  pari con quello della Macarena...Oh no! Di nuovo!) allora mi ricordo perché preferivo i party dove potevi fare il cazzo che ti pareva fino alle 4 del pomeriggio e avere tutto il tempo per riacchiapparti. Non mi resta che tornare a casa a piedi accarezzato dal sole e dall'aria frizzantina del Pilastro: Exit Planet Dust (questo invece è solo nostalgia gratuita).

domenica 2 ottobre 2011

RobBot Week

Post multiplo e riassuntivo della settimana che si è appena chiusa in tutta la sua gloria robotica. La doppia b nel titolo cristallizza l'abbondanza di robbe da  bloggare a cominciare dai tentativi più o meno riusciti di intossicazione alcolica e quelli riuscitissimi di perdita di sonno, forma fisica, dignità e credibilità agli occhi di amici, parenti + o – stretti, la società in generale. Ma tutto questo è la norma in una settimana del genere e quindi mi concentrerò sulle briciole che ho raccolto in questi giorni lungo la via della ricerca del non-senso dell'esistenza nella vana speranza di placare una fame inesauribile di significato...e con questo il metaforone gratuito da 3 quintali l'abbiamo sganciato. L'altra cosa da scaricare immediamante in queste prime righe è la coscienza sporca per non essere stato a vedere SBTRKT ieri sera a Palazzo Re Enzo  e così anche il breve e triste capitolo su ciò che non ho fatto ma che avrei voluto tanto fare si chiude.


Briciola 1: Elektronische Staubband

Il festival si è aperto in grande stile mercoledì sera al comunale. Fa sempre un certo effetto assistere a un evento di musica del terzo millennio in una cornice concepita per spettacoli e musica di 200 anni fa. Ci si sente fuori tempo e fuori luogo come un cappellaio matto; è come contemplare Armageddon da una collina e dirsi tra sé e sé «Merda! È la fine del mondo, siamo fottuti!» e provare però un inspiegabile, insano e diabolico senso di appagamento personale.
Yann Tiersen e il gioioso baraccone analogico dell'Elektronische Staubband hanno piacevolmente solleticato i miei neuroni all'ascolto, soprattutto per la prima mezz'ora grazie ai toni electropop e kraut à la Kraftwerk. La performance ha poi virato, più scontatamente, verso acque minimal e ambient. I passaggi con le vocine modulate stile James Blake hanno fatto la loro porca figura, la camiciola grunge e i capelli sudici del Sig. Tiersen un po' meno.
 
Dopo il teatro (wow! Fa molto highbrow!) ho chiuso la serata al Bartleby (molto lowbrow e agit-prop!), un ameno luogo di ritrovo – pardon, aggregazione sociale – di cui forse parlerò nel prossimo post. Basterà dire per ora che in questa circostanza ho sferrato un primo duro colpo al mio senso di responsabilità intrattenendomi fino alle 2 di notte in un infrasettimanale con ripercussioni disastrose sulla mia produttività impiegatizia.

lunedì 25 luglio 2011

Todestrieb parte 2 ovvero Altri momenti di cui vergognarsi se avessi ancora una coscienza

--- avvertenza: il senso di questo post o meglio la totale mancanza di
senso del post si apprezza meglio se si legge prima la parte 1 ---

La dritta per la serata di venerdì era Kaki King al Botanique.
“Kaki Ki?”
Studio un po' a casa e mi piace quello che sento su http://www.kakiking.com/: un po' Folk Rock, un po' Post Rock, una voce grintosa...niente di meglio per ricaricarsi dopo la chillwave-serata (vedi parte 1...l'avevo detto di leggerla prima...). Mezza delusione: Kaki arriva sola sul palco, canta 2 mezze canzoni, per il resto tutto strumentale. Alla fine però devo ammettere che è straordinaria nel suo genere: un'artista che regge il palco per un'ora con una chitarra senza neanche cantare non lo vedi tutti i giorni. I pezzi di bravura di tapping a due mani sul manico della chitarra da soli valgono l'entrata gratuita. Per chi volesse, su Youtube hanno postato praticamente tutto il concerto...
Avrei dovuto fermarmi lì, andarmene a casa sereno e appagato della “struttura” della serata botanica e invece no: la pulsione ha vinto ancora e son tornato sul luogo del Bolognetti-delitto, questa volta senza neanche Washed Out: soltanto 2 ragazzini con un cd jay e secchi come se piovesse. Se questa non è pulsione di morte...

Falling
Day
by kakiking

domenica 24 luglio 2011

Todestrieb parte 1 ovvero Tentativo di riflessione semiseria su giorni costellati di momenti dei quali vergognarsi

Una frugale cena a base di 3 crostini al pomodoro e 3 long drink fatti in casa ha inevitabilmente segnato il w-end 15/7-17/07. Dalla ricostruzione che ho potuto formare basandomi su testimonianze di amici e conoscenti i momenti dei quali vergognarsi non sono stati pochi. Ma la pulsione di morte non è data dal singolo episodio o dalla singola azione, per quanto autodistruttivi, ma proprio dalla pulsione a ripetere; solo questa ipotesi può spiegare la deriva dei giorni appena trascorsi: 21/07 – 24/07.
Eppure l'intenzione era di vivere “serate strutturate” (calzante espressione che mi permetto di riciclare ringraziando chi me l'ha fatta conoscere). Purtroppo tra la teoria e la pratica si apre un abisso e invano ho sperato che il concerto di Washed Out potesse dare struttura alla serata di giovedì: secchiate di Coca Rum neanche avessi 17 anni l'hanno fatta naufragare nel solito degenero post-adolescenziale che caratterizza solitamente le serate di quell'ameno luogo di aggregazione giovanile estiva noto alla massa come Vicolo Bolognetti. “Illuso” mi dico! Come poter sperare di trovare un po' di densità nella musica di un progetto che si chiama Washed Out?
Per chi non se ne fosse accorto Ernest Greene è l'ultimo pioniere dell'ultima frontiera dell'indie. Se consulti la mappa di Pitchfork lo trovi nella provincia di Chillwave vicino a altri territori musicali dai confini volutamente poco definiti e dalle atmosfere impalpabili quali Toro y Moi e Neon Indian. La performance di giovedì è stata piena espressione dell'inafferabilità tipica di questa Chill-Contea: atmosfere sommesse che non ti travolgono ma che, sfuggenti, ti emozionano in trasparenza. Una musica che fa della mancanza di centro il suo centro e che si nutre di un'assenza per trasmettere forza e serenità. Soft e Echoses rimangono le mie preferite e anche dal vivo, con tanto di band, sono state rese alla grande. Si vos gusta...puppatevi il dowload di Amor Fati al sito della Sub Pop:

 ...to be continued...